Domenica 8 maggio, il calendario maratone era piuttosto pieno con gare a
Fano, Sommacampagna e Trieste. Per non parlare di Praga. Io, senza
nessuna esitazione, ho scelto la mia maratona preferita, la
ColleMar-athon giunta alla 9a edizione con crescente
successo.
Qualcuno aveva cercato di convincermi a deviare verso quella del Custoza,
forse giunta all’ultima edizione, carina, sì, ma non c’è proprio
paragone con Fano. Poi non potevo mancare anche perché sono una dei
fedelissimi che ha corso tutte le edizioni e il prossimo anno ci sarà un
premio speciale per noi. Ma non è quello che conta, questa gara mi piace
proprio.
La
partenza viene data, dal solito borgo di Barchi, sulle colline
marchigiane, a poco più di 300 metri, e si scende fino a Fano con un
infinito susseguirsi di saliscendi che mettono a dura prova polpacci e
ginocchia. Sembra in discesa, così mi avevano fregato la 1a
volta, in realtà per arrivare in basso, al livello del mare, ce n’è da
arrampicarsi.
La
giornata bellissima e soleggiata si è subito prospettata difficile
perché neanche su a Barchi, sempre ventilato, si muoveva un filo d’aria
e mi sono detta: Franchina con calma, qui si schiatterà di caldo. E
infatti la temperatura, verso la fine della mattinata, era intorno ai
30°.
Alla
partenza, fra migliaia di coriandoli colorati che fanno sempre da
coreografia all’ evento, con musica e applausi dal pubblico davvero
fantastico, incontro gli amici di ogni anno, molti marchigiani che
corrono la maratona di casa. C’è anche Roberto, riminese, conosciuto
alla 1a edizione e Wanna, arrivata da Padova per
partecipare a questa gara che le ho tanto decantata. Lei non ama le
salite e non è molto in forma, ma pazienza, questa gara merita tutta la
fatica.
La
solita voce di Brighenti che ci da il via, col fragore dello sparo di
bombarda. Solita discesa iniziale che spinge tutti giù all’impazzata,
senza buon senso. Le discese che si alternano alle salite, ripide, oggi
sono ancor più impegnative per il caldo che comincia subito a farsi
sentire. Nel tratto verso il primo paese, Mondavio, si incrociano i
campioni che, percorso già il tratto dentro il castello, ritornano,
avanti a noi di almeno 1 km. Ci sono Giorgio, Mario Fattore, Bourifa e
poco più indietro Monica Casiraghi. Sembra che volino scendendo mentre
noi siamo alle prese con la salita verso il paese. Wanna si spaventa
subito e comincia a camminare. Io vado, mi arrampico sui sanpietrini
dentro il borgo, attraverso la sala del castello fra ragazze in costume,
accompagnata dalla musica e dagli applausi del pubblico.
Che
allegria, la fatica è mitigata dall’atmosfera festosa che ci
accompagnerà per tutto il percorso. Poi giù in leggera discesa e salita
ancora verso Orciano arroccato sulla collina. Altre salite, altri
applausi, altra musica, tanto sole. Mi bagno ad ogni ristoro con intere
bottiglie d’acqua per tenere bassa la temperatura.
Verso il 15° km. già qualcuno, partito troppo forte, cammina. Io mi
sento bene, le gambe sono un po’ rigide ma il morale è alto. Questa gara
mi mette tanta allegria, il panorama è vario, spazia dalla campagna ai
boschetti. Tutto è luminoso, si intuisce il mare,là in fondo. Mi passa a
cannetta la solita Adele che sembra corra i 100 metri e sparisce in
discesa. La lascio andare, non voglio sprecare fiato, la strada è ancora
lunghissima. Il caldo aumenta e le gambe diventano sempre più legnose ma
chiacchierando con compagni di fatica ci si distrae. Raggiungo la bionda
e instancabile Greta che anche oggi fa strage di cuori e mi preannuncia
le sue prossime gare in attesa del Passatore. Continuo a salire pian
pianino, arriviamo alla mezza, attraversiamo Cerasa ancora accompagnati
da bande musicale e pubblico festoso. I bambini fanno ala ai lati e
gridano divertiti. Lascio un po’ indietro 2 amici che decidono di
camminare, ma poco dopo mi riprendono e fra una salita e l’altra, mi
propongono una gara a Roma a fine settembre, un piccolo trail sulle rive
del Tevere. Interessante..
Arriviamo all’ultima salita tosta che ci porta a San Costanzo, poi
ancora saliscendi fino al 30° km. e lì vedi il mare e ti sembra di avere
finito il tuo penare. In realtà, dopo i 3 km. in discesa che illude e
massacra, inizia il tratto che mi fa più paura. Un lunghissimo drittone
soleggiato e pianeggiante che pare di essere a Soliera, su cui le gambe
si inchiodano, e spesso si accusa tutta la stanchezza perdendo la voglia
di correre. Infatti tanti camminano, anche Adele. Raggiungo Franco che
anche oggi si è fatto fregare dall’entusiasmo e si è trovato cotto verso
la fine della gara. Io riesco a non ascoltare troppo tutti i dolorini
sparsi e continuo. Penso che fra poco sarò al sottopasso sterrato sotto
la statale e poi fiancheggeremo la spiaggia e sarà quasi finita.
Continuo a correre, piano piano. Vedo la gente che prende il sole,
sdraiata davanti al mare azzurro. Come li invidio, ma fra poco avrò
anch’io una grande soddisfazione. Passo davanti al mio albergo, siamo al
38 ° km., continuo salendo nel centro di Fano, stradine strette con
sanpietrini scivolosi.
Una
coca cola al 40 ° km. è quello che ci vuole. Giù ancora verso il mare,
al porticciolo della Marina dei Cesari dove si vede l’arco rosso
dell’arrivo. Un infinito ultimo km. sul pontile di ferro, trascinando i
piedi che non ne vogliono sapere di muoversi, mentre sotto, a ritroso,
vedo che Roberto è già in dirittura d’arrivo. Ma anch’io arrivo in
fondo, giro, fiancheggio gli yachts ormeggiati, tanti enormi, e scivolo
verso l’arco colorato.
Ultima curva, Mario e gli altri del Cittanova, arrivati già da un pezzo,
mi applaudono. Eccomi, sorpasso anche una ragazzina e mi fiondo sotto il
traguardo: 4,23. Benissimo, non speravo un tempo così, il peggiore che
ho fatto qui a Fano, ma visto il mio periodo no, è ottimo.
Mi
gira un po’ la testa, arranco al ristoro e riposo guardando il mare.
Attorno c’è un gran fermento, chi mangia, chi si fa coccolare alla tenda
dei massaggi, chi si riposa sdraiato sul prato mentre si susseguono gli
arrivi. Ecco anche il ragazzo disabile, che ha corso 42 km. trascinando
la gamba destra spastica. Bravissimo. Arriva Francesco, che ieri ha
corso una 6 ore, tanto per scaldarsi un po’. Ecco Mariella, pettorale
n.1, ammalata di tumore che, coraggiosamente continua a correre e mi
pare se la cavi piuttosto bene. Ecco Giovanni, un giovinetto di 70 anni
che arriva sempre fresco e sorridente, ecco Silvio, un po’ più stanchino
ma felice.
Intravvedo Monica Casiraghi, arrivata solo 4°, con un gran mazzo di
fiori e sacchetti vari di premi. Io vorrei rimanere ad oziare ma il
treno mi aspetta. Incrocio quelli che continuano ad arrivare, giro le
spalle al porto mentre la voce di Roberto si fa sempre più lontana.
Che
giornata, anche oggi ce l’ho fatta e mi sento proprio felice.
Franca Michelini