Pagina Precedente Barchi-Fano (PU) - 8^ ColleMar-athon
(di
Alessandro Giovagnini)
 

Ho partecipato per la prima volta alla ColleMar-athon senza avere particolari aspettative se non quella di vivere un’ esperienza nuova, come capita sempre quando fai per la prima volta una cosa che ti interessa.

Come sempre mi ero documentato sul percorso e sull'altimetria che ad un primo sguardo sembrava in continua discesa con qualche "scalino". Dopo una più attenta osservazione, anche per mezzo di una altimetria più dettagliata, ho riscontrato esservi diverse salite, anche se senza pendenze proibitive per poterle correre. Le salite erano comunque da me ben accettate in quanto avrei usato la ColleMar-athon come lungo di preparazione per la 100 km del Passatore.

Ho deciso di portarmi in zona Fano la sera prima della gara andando a prendere il pettorale e cenando al pasta party offerto dagli organizzatori. Per assicurarmi di aver fatto buona scorta di glucidi, mi sono gustato un gelatone sul lungomare di Fano.

Durante la notte ha piovuto e la mattina si presentava con una temperatura mite che mi ha fatto propendere per correre in canottiera. Il cielo era comunque coperto, anche se non troppo minaccioso di pioggia. Pensavo che se avesse piovuto, sarebbe stato meglio che avere il sole e magari 25 gradi.

Dopo un ritardo delle navette che ci avrebbero portato a Barchi per la partenza, ci siamo avviati sul percorso della maratona percorrendolo a ritroso. Di fianco a me ho avuto la compagnia di Daniele, un fornaio della Valtellina di 53 anni, che era pieno di energia e che amava conversare e, come è tipico di quelle zone d'Italia, mentre parlava ti dava la sensazione che continuasse a lavorare, a produrre.

Durante il viaggio non ho potuto osservare bene il percorso, ma forse è stato meglio così, Daniele mi ha distolto simpaticamente dal pensare alla gara.

A Barchi ci siamo "imbarcati" su questa cittadina medioevale che sembra una nave in un mare di “valloni” tra la valle del Metauro e quella del Cesano. Da quella altezza si potevano ammirare le belle colline marchigiane che riflettevano di un colore verde intenso del grano e della vegetazione in piena crescita.

Alle 9.00, colpo di archibugio e pioggia di coriandoli. Parto con un eccesso di adrenalina, dovuta anche al fatto che il primo pezzo è in discesa. L'intenzione era quella di andare sulle 4h15 per abituarmi ad andare a ritmi lenti per il Passatore, ma al 12° km mi chiedo dove sono i palloncini dei pacer per le 4 ore che non mi avevano ancora superato: con un brivido di "terrore" mi vedo superare, anche se lentamente, dai pacer delle 3h45! Mi son detto: “Addio ritmi lenti!” Stavo bene, ma ho rallentato lo stesso per aspettare i pacer delle 4 ore, che mi hanno raggiunto solo al 35°: con loro sono arrivato al traguardo. Ho trovato la ColleMar-athon molto ben organizzata, i ristori impeccabili, persino la coca! In Italia ci sono molte maratone altisonanti ma che non hanno percorsi come questo che, secondo me, danno quella giusta dimensione per un maratoneta amatore che voglia stare con i piedi sul'asfalto e la testa nella natura.