Ho partecipato per la prima volta alla
ColleMar-athon senza avere particolari aspettative se non quella di
vivere un’ esperienza nuova, come capita sempre quando fai per la prima
volta una cosa che ti interessa.
Come sempre mi ero documentato sul
percorso e sull'altimetria che ad un primo sguardo sembrava in continua
discesa con qualche "scalino". Dopo una più attenta osservazione, anche
per mezzo di una altimetria più dettagliata, ho riscontrato esservi
diverse salite, anche se senza pendenze proibitive per poterle correre.
Le salite erano comunque da me ben accettate in quanto avrei usato la
ColleMar-athon come lungo di preparazione per la 100 km del Passatore.
Ho deciso di portarmi in zona Fano la
sera prima della gara andando a prendere il pettorale e cenando al pasta
party offerto dagli organizzatori. Per assicurarmi di aver fatto buona
scorta di glucidi, mi sono gustato un gelatone sul lungomare di Fano.
Durante la notte ha piovuto e la mattina
si presentava con una temperatura mite che mi ha fatto propendere per
correre in canottiera. Il cielo era comunque coperto, anche se non
troppo minaccioso di pioggia. Pensavo che se avesse piovuto, sarebbe
stato meglio che avere il sole e magari 25 gradi.
Dopo un ritardo delle navette che ci
avrebbero portato a Barchi per la partenza, ci siamo avviati sul
percorso della maratona percorrendolo a ritroso. Di fianco a me ho avuto
la compagnia di Daniele, un fornaio della Valtellina di 53 anni, che era
pieno di energia e che amava conversare e, come è tipico di quelle zone
d'Italia, mentre parlava ti dava la sensazione che continuasse a
lavorare, a produrre.
Durante il viaggio non ho potuto
osservare bene il percorso, ma forse è stato meglio così, Daniele mi ha
distolto simpaticamente dal pensare alla gara.
A Barchi ci siamo "imbarcati" su questa
cittadina medioevale che sembra una nave in un mare di “valloni” tra la
valle del Metauro e quella del Cesano. Da quella altezza si potevano
ammirare le belle colline marchigiane che riflettevano di un colore
verde intenso del grano e della vegetazione in piena crescita.
Alle 9.00, colpo di archibugio e pioggia
di coriandoli. Parto con un eccesso di adrenalina, dovuta anche al fatto
che il primo pezzo è in discesa. L'intenzione era quella di andare sulle
4h15 per abituarmi ad andare a ritmi lenti per il Passatore, ma al 12°
km mi chiedo dove sono i palloncini dei pacer per le 4 ore che non mi
avevano ancora superato: con un brivido di "terrore" mi vedo superare,
anche se lentamente, dai pacer delle 3h45! Mi son detto: “Addio ritmi
lenti!” Stavo bene, ma ho rallentato lo stesso per aspettare i pacer
delle 4 ore, che mi hanno raggiunto solo al 35°: con loro sono arrivato
al traguardo. Ho trovato la ColleMar-athon molto ben organizzata, i
ristori impeccabili, persino la coca! In Italia ci sono molte maratone
altisonanti ma che non hanno percorsi come questo che, secondo me, danno
quella giusta dimensione per un maratoneta amatore che voglia stare con
i piedi sul'asfalto e la testa nella natura.